|
|
|
|
sabato, 17 maggio 2008

Ho disimparato il coraggio della verità,
e ho dimenticato come la verità sia necessaria
a conservare il mio stato di tensione verso la libertà.
venerdì, 18 aprile 2008
Derby descrisse l'incredibile maltempo artificiale che i terrestri creano a volte intorno ad altri terrestri quando non vogliono che quei terrestri abitino più la Terra.
Proiettili esplodevano sopra gli alberi con un frastuono terribile, disse, lasciando cadere una pioggia di coltelli, aghi e lame di rasoio.
Pezzi di piombo rivestiti di rame si incrociavano tra gli alberi sotto gli scoppi delle bombe, viaggiando assai più veloci del suono.
Un sacco di gente era stata ferita o uccisa. Così va la vita.
Kurt Vonnegut, Mattatoio N. 5 o la crociata dei bambini
Capiamoci, ci siamo conosciuti da poco, ed è giusto avere qualche aspettativa.
E sapevo bene, di non trovarti come ti ho immaginato, che saresti stato diverso, che mi avresti sorpreso.
Ma non puoi trattarmi in questo modo.
Mi hai trascinato fin qui, senza mai cercare di impressionarmi, in silenzio, e alla fine sei scomparso, lasciandomi disorientato e confuso, senza meraviglia ne via di fuga.
E ora cosa me ne faccio di tutto questo leggero disincanto?
lunedì, 14 aprile 2008
Vorrei entrassi nella mia vita e la sconvolgessi.
Vorrei che entrassi nella mia vita e che la rendessi nuovamente interessante, che le dessi colore e calore.
Nel caso un giorno il cielo esplodesse tu mi terresti le mani calde almeno sino a quando il peggio sarà passato?
Vorrei che rendessi accogliente la mia esistenza, che portassi aria nuova e tutta la tua vita in cui smarrirmi.
Vorrei vederti arrivare assorta, col tuo abito migliore fatto di silenzio e parole.
E riconoscerci.
Nel caso un giorno non credessi più a niente tu sapresti aiutarmi a correre ancora da sola desiderando ogni bene per me stessa?
Un fermo immagine mentale in cui scorgere una vita intera insieme.
E i nostri ricordi, in fiamme, alle nostre spalle.
Imparare a conoscerci, senza mai conoscerci del tutto.
Improvvisare un tango ai bordi della strada, fermi con una gomma bucata.
Rileggerti quel libro, quello che adori, ogni volta in cui ci sentiremo finiti, per riaprire spiragli di meraviglia ormai cicatrizzati.
Nel caso un giorno non bastasse il tempo per poterti spiegare la ragione dei miei tormenti tu potresti comunque, sapresti capire?
E ridere.
E piangere.
E tutto quello che possiamo stringere tra le nostre dita, tra i nostri corpi, tra le nostre inquietudini.
E ridere.
E piangere.
E impararti nella tua quotidianità.
E ridere.
E piangere.
E vivere.
(Si).
(In corsivo: Cristina Donà, L'eclisse)
Io non credo in Dio,
ma credo che le cose siano complicate al massimo,
e lei che mi osservava era la cosa più complicata del mondo.
Ma era anche incredibilmente semplice.
Jonathan Safran Foer, Molto forte, incredibilmente vicino
venerdì, 11 aprile 2008
In genere il destino si apposta dietro l'angolo,
come un borsaiolo, una prostituta o un venditore di biglietti della lotteria,
le sue incarnazioni più frequenti.
Ma non fa mai visite a domicilio.
Bisogna andare a cercarlo.
Carlos Ruiz Zafon, L'ombra del vento
lunedì, 07 aprile 2008
“…io sarò davvero libero
confondendomi con te nel cielo limpido...”
Consumo inchiostro nella stessa maniera con cui consumo ossigeno.
In silenzio e al buio.
Conservo pensieri assurdi sotto una campana di vetro, pronta ad essere infranta appena la normalità inizierà a infiltrarsi nella mia vita.
Mi nutro di chilometri e asfalto.
La strada di notte ha un altro sapore.
Il paesaggio che scorre sul finestrino non riesce più a distrarmi.
Non mi distraggono neppure le tue mani sui comandi dello stereo, quella tua necessità di riordinare i brani nella sequenza dei tuoi sogni.
Lo spazio si restringe, la prospettiva diventa una linea bianca da tenersi su un lato.
Il tempo si dilata, l’arrivo diventa un particolare che può aspettare.
E poi l’odore di caffè e brioche, offrono l’illusione che possa essere mattina ad ogni ora della notte, un inebriante fragore d’inizio.
E poi il sole, tramontato nel mare e, che ci aspetta per sorgere dal mare.
Ma a volte, i tempi dell’amore non coincidono.
(In corsivo: Samuele Bersani, Cosa vuoi da me)
mercoledì, 02 aprile 2008
“…E' quello che sai che ti uccide o è quello che non sai
a mentire alle mani…”
Ho mani piccole e nervose.
Parlano più delle mie parole e non sanno a mentire.
Da piccolo volevo imparare a suonare il sassofono, affascinato dalla sua vocazione alla solitudine, ma mi hanno suggerito che avrei avuto bisogno di mani grandi, e lì ho mollato, ancora non ero abbastanza testardo, col tempo ho imparato a considerare i consigli superflui e a decidere tenendo conto solo di me stesso.
Ho mani piccole e nervose.
Si muovono, cercano la superfice di ogni cosa, devono necessariamente toccare tutto, il ruvido della buccia d’arancia, i petali dei girasoli, il filo sottile delle labbra, strisciare l’indice sul freddo di una bottiglia di birra.
Ho mani piccole e nervose.
Non sopportano il caldo d’agosto e il freddo di dicembre.
Non sopportano sentirsi dire di no.
Non sopportano essere lontane dal calore di un corpo umido appena entrato nella loro vita.
Ho mani piccole e nervose.
A volte mi capita di restarmene immobile e fissarle, prima il dorso e poi i palmi, e poi tutti i segni lasciati dalla curiosità.
Le fisso soprattutto nei momenti di stanchezza, quando tutto appare difficile, quando l’attesa inizia a logorare la pelle.
Le fisso e capisco che ci sono ancora molte cose da imparare a vivere.
Si, ho proprio mani piccole e nervose.
(In corsivo: Afterhours, Ci sono molti modi)
venerdì, 28 marzo 2008
"mi avrai, verde milonga inquieta
che mi strappi un sorriso di tregua ad ogni accordo,
mentre fai dannare le mie dita…
…io sono qui, sono venuto a suonare,
sono venuto ad amare, e di nascosto a danzare"
Spigoli.
Un altro anno passato nel tentativo di limare spigoli, smussare angoli solo per la necessità di dover passare per spazi troppo stretti. Che poi non sono mai stato troppo bravo in certe cose, e faccio fatica, cado, mi rialzo, ricado.
Fatica.
Alcune soste servono solo per costringerti a fare dei ragguagli, inutili e inconsistenti parziali.
Anche in questo non sono mai stato molto bravo.
Un enorme carro armato appisolato sulla strada, dovrei decidermi a cercare un modo per spostarlo, riuscire a farlo ripartire.
E queste strana sensazione vivida, quasi una certezza, ma che ancora certezza non è, di essere arrivato vicino alla risposta senza riuscire ad afferrarla.
Anche se poi, in realtà sono i perché ad affascinarmi, è l’unica domanda per cui nutro curiosità, e poi la risposta ne è diretta conseguenza, ma sono le domande che mi interessano.
Attrazione per il punto interrogativo, tutto qui.
E poi ci vorrebbe un caffè, in compagnia, perché il caffè in due ha tutto un altro sapore.
E anche un regalo, mi piacerebbe ricevere una volontà tutta nuova, e so bene che non è possibile trovarne sugli scaffali di un supermercato. Forse è meglio non fare certe richieste. Andrebbe bene anche una verde milonga. Non so.
Aria, solo aria.
E poesia tutta la notte.
Un quarto di secolo per imparare a tenermi in piedi.
Ne basterà solo un altro per imparare a camminare?
(In corsivo: Paolo Conte, Alle prese con una verde milonga)
sabato, 22 marzo 2008
Ci sono istanti che vivere è una merda
e nessuna cosa al mondo sa come si disperda.
E in quegli istanti in cui vivere è una merda
che vada a fuoco poi è purtroppo cosa certa.
Bisognerebbe imparare a dissolversi.
Prendere e sparire.
Lasciare dissipare la rabbia, la delusione e le paure.
E poi riapparire, oppure rimanere solo un alone nel punto da dove si è evasi.
Sparire.
Anche solo acqua attraverso lo scarico della vasca, perché non ha importanza come si riesca e evadere, l’importante è farlo.
Surrealismi pittorici e metafisica esistenzialista.
Vento e nuvole cariche di grigio.
Strade.
Strade e percorsi troppo brevi.
Ecco lì, sciogliersi, come un gelato, ghiaccio in un bicchiere di whisky, aria.
Aria che si scioglie.
Riuscire a crearsi dello spazio vuoto, qualcosa in cui perdersi e rigenerarsi.
Tempo accartocciato, deformato, che ti permette la fuga, che ti permette di respirare.
La mia esistenza è un lavoro di confine, e difficilmente scendo a compromessi.
(In corsivo: Marlene Kuntz, A fior di pelle)
venerdì, 14 marzo 2008

Ricerca di prospettive alternative e cambiamenti di tonalità.
Continuo a percorrere strade fuori mano, un’attitudine impressa da meccaniche esistenziali precoci.
Il mare d’inverno esercita un’attrazione intima, intima e calda.
Diventa spazio di nessuno.
Specchio dell’anima.
Azzurro dentro altro azzurro.
E la tranquillità di ritrovarsi sempre.
|
|
|