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sabato, 28 marzo 2009
Contraddizioni esistenziali.
Pensa leggero, come un foglio leggero, assecondando anche le curve violente.
Vola leggero su di un foglio leggero, la paura appesantisce la mente, questo lo sai, lo sai.
Se ti perdi ancora nei dettagli, allontanati dal tuo sentiero,
La distanza spesso può aiutarti a capire ciò che serve davvero.
In alcune situazioni appaio migliore di quello che sono, ma questa prospettiva non appartiene a nessuna strategia sociale, è solo il risultato di apprendimento e sopravvivenza, paura.
Che a volte non è possibile essere l’esatto risultato del progetto immaginato da noi stessi per noi stessi.
A volte appunto, mentre tutte le altre volte non ci avviciniamo neppure a tale progetto.
Vola leggero su di un foglio leggero, la paura appesantisce la mente.
Torna leggero su di un foglio leggero e non voltarti indietro mai, lo sai.
E volare sopra campi sconfinati puntando a sud.
E se iniziassi a combattere contro i mulini a vento, come il personaggio di quel libro che ancora non sono riuscito a leggere?
E se smettessi di aspettare?
E se mi costruissi un piccolo mulino tra le assurdità di questo mese a cui assomiglio?
(In corsivo: Cristina Donà, Migrazioni)
lunedì, 16 marzo 2009

Dal punto in cui sono adesso si vede il mare e anche le colline, una sorta di punto privilegiato per cercare di diventare oggettivi e sorriderne.
E se poi ci incontrassimo, nuovamente o per la prima volta non avrebbe importanza.
No, davvero, non avrebbe nessuna importanza.
domenica, 22 febbraio 2009

Riavvolgere tutto mantenendo pause abbastanza lunghe
tra un pensiero e l'altro.
sabato, 17 maggio 2008

Ho disimparato il coraggio della verità,
e ho dimenticato come la verità sia necessaria
a conservare il mio stato di tensione verso la libertà.
venerdì, 18 aprile 2008
Derby descrisse l'incredibile maltempo artificiale che i terrestri creano a volte intorno ad altri terrestri quando non vogliono che quei terrestri abitino più la Terra.
Proiettili esplodevano sopra gli alberi con un frastuono terribile, disse, lasciando cadere una pioggia di coltelli, aghi e lame di rasoio.
Pezzi di piombo rivestiti di rame si incrociavano tra gli alberi sotto gli scoppi delle bombe, viaggiando assai più veloci del suono.
Un sacco di gente era stata ferita o uccisa. Così va la vita.
Kurt Vonnegut, Mattatoio N. 5 o la crociata dei bambini
Capiamoci, ci siamo conosciuti da poco, ed è giusto avere qualche aspettativa.
E sapevo bene, di non trovarti come ti ho immaginato, che saresti stato diverso, che mi avresti sorpreso.
Ma non puoi trattarmi in questo modo.
Mi hai trascinato fin qui, senza mai cercare di impressionarmi, in silenzio, e alla fine sei scomparso, lasciandomi disorientato e confuso, senza meraviglia ne via di fuga.
E ora cosa me ne faccio di tutto questo leggero disincanto?
lunedì, 14 aprile 2008
Vorrei entrassi nella mia vita e la sconvolgessi.
Vorrei che entrassi nella mia vita e che la rendessi nuovamente interessante, che le dessi colore e calore.
Nel caso un giorno il cielo esplodesse tu mi terresti le mani calde almeno sino a quando il peggio sarà passato?
Vorrei che rendessi accogliente la mia esistenza, che portassi aria nuova e tutta la tua vita in cui smarrirmi.
Vorrei vederti arrivare assorta, col tuo abito migliore fatto di silenzio e parole.
E riconoscerci.
Nel caso un giorno non credessi più a niente tu sapresti aiutarmi a correre ancora da sola desiderando ogni bene per me stessa?
Un fermo immagine mentale in cui scorgere una vita intera insieme.
E i nostri ricordi, in fiamme, alle nostre spalle.
Imparare a conoscerci, senza mai conoscerci del tutto.
Improvvisare un tango ai bordi della strada, fermi con una gomma bucata.
Rileggerti quel libro, quello che adori, ogni volta in cui ci sentiremo finiti, per riaprire spiragli di meraviglia ormai cicatrizzati.
Nel caso un giorno non bastasse il tempo per poterti spiegare la ragione dei miei tormenti tu potresti comunque, sapresti capire?
E ridere.
E piangere.
E tutto quello che possiamo stringere tra le nostre dita, tra i nostri corpi, tra le nostre inquietudini.
E ridere.
E piangere.
E impararti nella tua quotidianità.
E ridere.
E piangere.
E vivere.
(Si).
(In corsivo: Cristina Donà, L'eclisse)
Io non credo in Dio,
ma credo che le cose siano complicate al massimo,
e lei che mi osservava era la cosa più complicata del mondo.
Ma era anche incredibilmente semplice.
Jonathan Safran Foer, Molto forte, incredibilmente vicino
venerdì, 11 aprile 2008
In genere il destino si apposta dietro l'angolo,
come un borsaiolo, una prostituta o un venditore di biglietti della lotteria,
le sue incarnazioni più frequenti.
Ma non fa mai visite a domicilio.
Bisogna andare a cercarlo.
Carlos Ruiz Zafon, L'ombra del vento
lunedì, 07 aprile 2008
“…io sarò davvero libero
confondendomi con te nel cielo limpido...”
Consumo inchiostro nella stessa maniera con cui consumo ossigeno.
In silenzio e al buio.
Conservo pensieri assurdi sotto una campana di vetro, pronta ad essere infranta appena la normalità inizierà a infiltrarsi nella mia vita.
Mi nutro di chilometri e asfalto.
La strada di notte ha un altro sapore.
Il paesaggio che scorre sul finestrino non riesce più a distrarmi.
Non mi distraggono neppure le tue mani sui comandi dello stereo, quella tua necessità di riordinare i brani nella sequenza dei tuoi sogni.
Lo spazio si restringe, la prospettiva diventa una linea bianca da tenersi su un lato.
Il tempo si dilata, l’arrivo diventa un particolare che può aspettare.
E poi l’odore di caffè e brioche, offrono l’illusione che possa essere mattina ad ogni ora della notte, un inebriante fragore d’inizio.
E poi il sole, tramontato nel mare e, che ci aspetta per sorgere dal mare.
Ma a volte, i tempi dell’amore non coincidono.
(In corsivo: Samuele Bersani, Cosa vuoi da me)
mercoledì, 02 aprile 2008
“…E' quello che sai che ti uccide o è quello che non sai
a mentire alle mani…”
Ho mani piccole e nervose.
Parlano più delle mie parole e non sanno a mentire.
Da piccolo volevo imparare a suonare il sassofono, affascinato dalla sua vocazione alla solitudine, ma mi hanno suggerito che avrei avuto bisogno di mani grandi, e lì ho mollato, ancora non ero abbastanza testardo, col tempo ho imparato a considerare i consigli superflui e a decidere tenendo conto solo di me stesso.
Ho mani piccole e nervose.
Si muovono, cercano la superfice di ogni cosa, devono necessariamente toccare tutto, il ruvido della buccia d’arancia, i petali dei girasoli, il filo sottile delle labbra, strisciare l’indice sul freddo di una bottiglia di birra.
Ho mani piccole e nervose.
Non sopportano il caldo d’agosto e il freddo di dicembre.
Non sopportano sentirsi dire di no.
Non sopportano essere lontane dal calore di un corpo umido appena entrato nella loro vita.
Ho mani piccole e nervose.
A volte mi capita di restarmene immobile e fissarle, prima il dorso e poi i palmi, e poi tutti i segni lasciati dalla curiosità.
Le fisso soprattutto nei momenti di stanchezza, quando tutto appare difficile, quando l’attesa inizia a logorare la pelle.
Le fisso e capisco che ci sono ancora molte cose da imparare a vivere.
Si, ho proprio mani piccole e nervose.
(In corsivo: Afterhours, Ci sono molti modi)
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